lunedì 20 gennaio 2014

Anche la RAI a Cavino

Anche la RAI a Cavino  per riprendere l'abitazione della famiglia Miozzo trucidata dalle SS  in Francia il 10 giugno 1944

Nel giugno 1944 le SS trucidarono i cittadini di Oradour-Sur-Glane: tra loro c'erano anche Lucia Zoccarato,moglie di Antonio Miozzo e i loro 7 figli.
        La stampa locale, nazionale  e anche internazionale ha ripreso a parlare del  fatto accaduto 70 anni fa in Francia.   Tra le vittime della rappresaglia nazista la famiglia Miozzo Antonio figlio di Beniamino di Cavino, emigrata qualche anno prima in Francia: la moglie Lucia con i 7 figli fucilati in chiesa o arsi vivi. La Procura militare di Roma, a seguito di un’inchiesta giornalistica del documentarista veronese Quattrina ha aperto un’inchiesta.   Infatti il procuratore Marco De Paolis sta studiando le carte sull'eccidio nel quale furono trucidati 642 civili tra cui le persone citate. Qualche giorno fa, un uomo di ottantotto anni di Colonia, indicato come Werner C, è stato giudicato colpevole dalla corte tedesca di Dortmund, per aver partecipato ad uno dei peggiori massacri commessi dalle SS di Hitler nella Francia centrale, nel 1944. Questo villaggio da allora è stato preservato a memoria delle 642 vittime dei nazisti.    
 Siamo in attesa di vedere il documentario-film che a  maggio dovrebbe essere pronto.
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venerdì 17 gennaio 2014

Eccidio nazista e Cavino

La justice italienne ouvre une enquête sur le massacre d'Oradour


Parmi les victimes de ce massacre du 10 juin 1944, figuraient Lucia Zoccarato et ses sept enfants (450 femmes et enfants ont au total été méthodiquement tuées dans ce village) : Bruno, Antonio, Armando, Luigi, Anna Teresa, Marcello et Giovanni.


Stragi naziste: inchiesta sull’eccidio di italiani in Francia


Gli italiani morti nella «Marzabotto» francese
Clea, Lucia e i 7 ragazzi trucidati dai nazisti



Eccidio nazista, inchiesta in Francia. Tra 642 vittime coppia e 7 bambini italiani

Nel giugno 1944 le SS trucidarono i cittadini di Oradour-Sur-Glane: tra loro c'erano anche Lucia Zoccarato, moglie di Giuseppe Antonio  Miozzo originario di Cavino e i loro 7 figli. Sotto accusa un 88enne presunto responsabile della strage



domenica 5 gennaio 2014

Dopo Cecio (Segio Libralon) anche Fabrizio Panozzo se ne è andato

Dopo Cecio (Segio Libralon) anche  Fabrizio Panozzo se ne è andato 
Giovedì 3 gennaio è morto Fabrizio Panozzo, 48 anni, residente a Padova e originario di Thiene, cooperatore sociale, presidente della cooperativa sociale «Il Portico» di Padova (una delle cinque realtà di Gruppo Polis) e presidente di «Federsolidarietà Padova». 

 Dopo gli studi svolge il periodo di servizio civile come obiettore di coscienza presso le Cucine Popolari di Padova. Qui incontra don Giuseppe Maniero, storico direttore della Caritas, che lo coinvolge nelle attività dell’associazione Fraternità e Servizio, fondatrice qualche anno prima della cooperativa sociale Polis Nova.
Vent’anni che lo hanno visto protagonista su diversi fronti: lo sviluppo della cooperativa, fino all’avvio di 8 strutture che oggi accolgono più di 60 persone; l’impegno in Confcooperative Federsolidarietà, nella quale ha ricoperto incarichi anche a livello nazionale e di cui era tuttora presidente provinciale e vicepresidente regionale; un ruolo di primo piano presso la Commissione Regionale Salute Mentale; il lavoro in parrocchia a Montà e la collaborazione con la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Padova.Lo scorso anno il Premio Giovanni da Cavino era stato assegnato alla comunità POLIS da lui fondata e diretta


Credeva nei giovani, nella cooperazione e specialmente in quella sociale. Dopo aver assunto ruoli a livello nazionale in Federsolidarietà - Confcooperative ed essersi impegnato nella promozione del Servizio Civile Nazionale, aveva negli ultimi anni assunto la carica di presidente provinciale dell'Associazione, oltre che di vice presidente regionale.
La Comunitàricorda il giorno dopo l'ultimo saluto a Sergio "Cecio" Libralon. che lavorava presso di loro, anche Fabrizio se ne è andato. 
Fabrizio  era una persona appassionata, tenace, creativa, era da sempre in prima linea nel cercare nuove soluzioni e nuovi modelli di intervento per migliorare la qualità della vita delle persone in difficoltà. 
Un imprenditore sociale, un cooperatore Due perdite importanti per Il Portico, il Gruppo Polis e per tutti.

Nevio B

Fonti dal Mattino di Padova e da sito di POLIS

venerdì 3 gennaio 2014

A Sergio Libralon

Il mio saluto a Sergio

 Caro Sergio, a circa  una settimana della tua dipartita  ho deciso di scriverti una  lettera.  
Il giorno dei tuoi funerali la chiesa era piena di persone che hanno manifestato  il loro affetto nei tuoi confronti e tra le centinaia c’ero anch’io.    Ho visto negli occhi dei tuoi amici, di coloro che ti hanno apprezzato, il dolore  per la tua improvvisa dipartita,  ho sentito  durante la celebrazione parole  di stima, di ringraziamento, di apprezzamento per quanto hai fatto nei giorni che il Signore ti ha dato.  
Rammento le parole di don Albino Bizzotto, fondatore del “Movimento Beati i costruttori di Pace” quando ha detto che fin da giovanissimo hai scelto l’obiezione di coscienza  come strumento di  non violenza  per la pace e   nel tuo rapporto con la terra. 
 Hai saputo coniugare il tuo impegno in molti settori: dal rispetto dell’ambiente, alla cultura di una politica per il bene comune, alla solidarietà  coi più sfortunati  (ricordo la tua insistente promozione per gli aiuti umanitari ai profughi della ex Jugoslavia, la presenza nelle comunità alloggio.... ), all’educazione ai piccoli  verso l’amore per il creato, alla crescita comunitaria anche del nostro piccolo paese  promuovendo incontri formativi o eventi significativi (ricordo che sei stato tra i promotori del Premio Giovanni da Cavino) o sostenendo iniziative già partite  offrendo il tuo contributo (con il gruppo Amici per la bici e altri).     
 Personalmente  ti ringrazio anche per la tua collaborazione nei primi anni de Il Risveglio  offrendoci articoli qualificanti su temi ambientali e sul bene comune.
Dall’omelia di don Albino vorrei con te risentire quanto ha detto: “Cecio  ha  mostrato una umanità grande messa a disposizione per tutti per farci sentire  fratelli....  Cecio  non andava in chiesa, però anche se non ha avuto una pratica religiosa, il dono che ha avuto nella vita lo ha messo a disposizione per il bene comune, mai per interesse personale e meno che meno per interessi economici.”    E ancora “ E’ possibile vivere solo volendo bene?  E’ la domanda fondamentale guardando Cecio..... Io pregherò per due motivi; quello di essersi sempre interessato e impegnato per la vita delle persone  e per la terra che è madre.... Il  Signore  non ha un Cielo per conto suo; il Cielo di Dio, la sua realtà è cuore di ciascuno di noi, Dio si gioca nella nostra libertà....”
Caro Sergio, anche se il nostro rapporto non è stato di profonda amicizia ti ho sempre apprezzato  per la tua modestia,  per tue le convinzioni profonde nei valori condivisi, per la tua singolarità di vita spesso anticonformista, per la tua  sensibilità  ambientale  e per l’ attenzione al bene del nostro territorio.
Penso di condividere il pensiero di molti lettori de Il Risveglio.
Arrivederci nel Cielo...
Nevio e famiglia. 

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venerdì 27 dicembre 2013

martedì 24 dicembre 2013

Auguri di Natale

A tutti i lettori 
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giovedì 28 novembre 2013

mercoledì 30 ottobre 2013

Oradur e la famiglia Miozzo


La strage
di Oradur e la famiglia Miozzo

Un interesse storico coinvolge  una donna di Cavino uccisa con i sui setti figli nel 1994  in Francia nella strage di Oradur-sur-Glane.
  Chi ha seguito la stampa locale ha letto due articoli di Nicola Stievano sulla vicenda capitata  ad una famiglia di Cavino emigrata in Francia  nel 1927  e dell’interesse storico del regista  veronese Mauro Vittorio  Quattrina  che sta raccogliendo informazioni, testimonianze per un film-documentario “ Il fuoco sopra gli angeli”  che probabilmente sarà pronto per aprile 2014 , prima del 60° anniversario della strage nazista del 10 giugno 1944 .

 Si tratta dei coniugi   Antonio Miozzo,  nato nel 1903, figlio di Beniamino e  Anna Marcon, e  di  Lucia Zoccarato di Campodarsego figlia di Angelo  e Orsolina Luisetto, residenti in via Bregatei  che erano recati in una regione centrale della Francia con i loro primi tre figli  e lì  ne hanno avuti altri sei.
Ebbene,  come scrive il giornalista citato nell’articolo del 2 agosto scorso,   “ È il 10 giugno 1944, alcuni giorni dopo lo sbarco in Normandia, quando il 4º Reggimento Panzer Grenadier Der Führer della divisione Das Reich, come rappresaglia per l’uccisione di un loro ufficiale, fece un rastrellamento entro i confini geografici del villaggio e ordinò a tutti gli abitanti di radunarsi in un parco, apparentemente per controllare i documenti. Nel frattempo gli uomini vennero portati in sei granai e uccisi a colpi di mitragliatrice. Le SS spararono alle gambe, secondo le testimonianze dei sopravvissuti, in modo da prolungare l’agonia, poi bruciarono i granai.
Morirono 197 persone, solo cinque si salvarono.
Quindi i nazisti entrarono nella chiesa dove avevano radunato 240 donne e 205 bambini: prima fecero esplodere un ordigno, poi spararono all’impazzata con le mitragliatrici.
Solo una donna sopravvisse, in tutto morirono 642 persone.    Nella notte il resto del paesino venne incendiato e raso al suolo».
 Oradour non è più stato ricostruito: da allora quelle macerie e le lamiere contorte e arrugginite sono uno dei tanti tristi moniti alla crudeltà umana.
Centinaia di lapidi ricordano le vittime innocenti nel “villaggio-martire”.
Una è dedicata alla famiglia padovana. La foto della madre Lucia Zoccarato (indicata con il cognome del marito, Miozzo) è circondata da quelle dei sette figli morti quel giorno: Bruno, Antonio,  Armando, Luigi, Anna Teresa, Marcello e Giovanni.
Appena tre i superstiti, perché probabilmente lontani dal villaggio: il marito Giuseppe Antonio Miozzo, che in seguito tornò a San Giorgio delle Pertiche, con le figlie Ofelia (morta nel 1973) e Angela.
Antonio  Miozzo si salvò perché, dopo l'8 settembre 1943 non aderendo alla Repubblica sociale di Mussolini, venne deportato in Germania dai tedeschi. 
 Nonostante avesse 9 figli,  fu richiamato in Italia nel 1940 per combattere come soldato. 
Venne a conoscenza della morte terribile di moglie e figli solo nel 1945 quando tornò dalla prigionia.  
Ritornato a Cavino, nella abitazione paterna  in via Bregatei (attuale civico 8, ora della sua casa rimane solo un rudere) sposò  Mercede Rosso, una paesana  ben nota per la sua dedizione in parrocchia e per la sua  bottega di mercerie. Morì nel 1954, otto anni prima del padre Beniamino, senza avere figli dalla seconda moglie.
Del  tragico fatto diversi nostri paesani erano a conoscenza, ma  mancavano particolari,  ora più chiari  grazie alla ricerca del regista e di appassionati di storia locale come il prof. Bruno Caon.   
La data dell’anniversario , 10 giugno 2014 potrebbe essere un’occasione per  poter, noi di San Giorgio delle Pertiche (Cavino),  presenziare  alla cerimonia in Francia

Da informazioni raccolte in rete Nevio B.

Ho aperto una pagina  su www.cavinoinforma.it   dove ho raccolto  documenti del web  sulla strage di Oradur e della famiglia  Miozzo.










martedì 29 ottobre 2013

mercoledì 25 settembre 2013


Ottobre 2013

domenica 18 agosto 2013

Nuova farmacia a Cavino

Lettere in redazione
 Nuova farmacia  a Cavino
   ... Perché Il Risveglio non ha speso nessuna riga sull’inaugurazione della nuova farmacia?  E’ certamente un fatto importante....   Anche gli avvenimenti non legati alla parrocchia sono da  valorizzare per la nostra comunità locale.
Distinti saluti
E-mail firmata con sigla.

  Sono d’accordo che l’inaugurazione della farmacia a  Cavino è  un evento straordinari, atteso da tempo da molti paesani, progettato da più di tre anni dall’Amministrazione comunale.
Ebbene sabato 8 giugno  è arriva  la terza farmacia  del nostro comune. L’amministrazione comunale per  avere il servizio a Cavino  era partita nel 2008 con la richiesta di un’ulteriore farmacia rispetto alle due di San Giorgio e Arsego alla Regione Veneto. 
Quando questa l’ha concessa, l’amministrazione comunale ha deliberato la prelazione. Entrata in possesso della licenza, il sindaco Catia Zorzi ha provveduto a far pubblicare il bando per l’individuazione del Concessionario  del servizio Farmaceutico della nuova farmacia rurale comunale nella frazione di Cavino .  
 L’assegnazione è stata fatta  all’inizio di quest’anno  alla  ditta “Farmacia Comunale Sas Di Lissandron Susanna” unica partecipante . 
«L’offerta, unica», ha detto il sindaco  «è stata superiore alla richiesta . 
Così abbiamo subito iniziato i controlli per verificare la rispondenza dei requisiti al bando e quelli relativi ai locali».Se per la l’impresa che gestisce la “ nostra” farmacia è un investimento su un paese in crescita, spetta  a noi usufruire del servizio anche se purtroppo la locazione del negozio non è in centro paese.


N.B.





settembre 2013


domenica 7 luglio 2013

NOI a Cavino

Cos’è Noi Associazione?

“NOI Associazione” nasce nel 2002 a servizio degli oratori, dei patronati e dei circoli ricreativi.
L’Associazione si è formata con lo scopo di favorire un profondo senso di appartenenza e di partecipazione ecclesiale.
“NOI Associazione” raccoglie la pluriennale esperienza delle realtà diocesane impegnate a fare pastorale non solo con il mondo giovanile,
ma anche secondo la nuova ottica della pastorale d’insieme, che guarda alle parrocchie nel complesso delle loro espressioni.
Il nuovo organismo ecclesiale intende favorire la forma associativa e la promozione sociale, mettendo in rete un’ampia disponibilità di
competenze negli ambiti della formazione, dell’animazione culturale e sportiva, coltivando uno stretto rapporto con le diverse realtà
presenti nel territorio.

- Perché nasce l’esigenza di un Circolo Noi a Cavino?
Innanzi tutto esistono delle esigenze legislative: la presenza all’interno del Centro Parrocchiale di un bar che usufruisce di agevolazioni
fiscali è possibile solo se questo è ad uso esclusivo dei soci del Circolo.
Crediamo che fare Circolo debba comunque andare oltre ad una semplice gestione del bar ed essere in regola con gli adempimenti
legislativi: fare Circolo è identificarsi in una realtà locale e condividerne le esperienze, nel rispetto di un’autonomia organizzativa ed
economica ma con la possibilità di confrontarsi con altre realtà simili.

- All’interno del Centro Parrocchiale, di cosa si occuperà Noi di Cavino?
Grazie a dei volontari, Noi Cavino si occuperà in primo luogo dell’apertura del Centro Parrocchiale e del bar, della gestione delle sale per
attività extra-parrocchiali e dell’organizzazione delle pulizie.
Durante l’anno associativo promuoverà inoltre attività ricreative, culturali e di promozione sociale come ad esempio feste, gite e tornei
sportivi, ecc.
- Dal punto di vista economico, quali sono le entrate e le uscite del Circolo?
La prima fonte di introiti di Noi Cavino sarà il bar. A questa si possono aggiungere eventuali rimanenze attive provenienti dalle iniziative e
dalle quote del 5 per 1000 delle denunce dei redditi che chiunque sarà libero di destinare al Circolo.
Le entrate verranno spese per l’organizzazione di attività, per l’acquisto di attrezzature, per le manutenzioni ordinarie del Centro
Parrocchiale.
Come ogni associazione senza scopo di lucro, l’obiettivo economico di Noi Cavino è comunque la parità di bilancio.

- Chi si occupa della parte economica e delle attività del Circolo?
La gestione economica e il coordinamento delle attività del circolo verranno seguiti dal Consiglio Direttivo, eletto ogni 3 anni dall’Assemblea
dei Soci come previsto dallo Statuto del Circolo.

- Come si potrà far parte del circolo Noi?
E' sufficiente un tesseramento rinnovabile annualmente.

- È sufficiente pagare la quota associativa per essere soci?
Da punto di vista formale sì. Ma per non essere solo un numero di tessera bisogna condividere un progetto comune, essere informati sulle
attività del proprio Circolo e, nel limite delle proprie possibilità di tempo ed interessi, partecipare attivamente alle varie proposte.

- E per partecipare attivamente all'organizzazione del circolo cosa bisogna fare?
Ogni socio può partecipare attivamente alla vita del Circolo dando la propria disponibilità nella realizzazione di eventi e/o attività quali ad
esempio feste, gite, bar, pulizie, ecc.
Tutti i soci sono anche liberi di proporsi per l’organizzazione degli eventi, sottoponendo idee e progetti al Consiglio Direttivo.

- Cosa si propone Noi Cavino per il futuro?
L’auspicio è quello di iniziare con le prime attività a partire da Settembre accogliendo tutte le proposte dei parrocchiani, dai bambini ai
meno giovani. Per far questo c’è però bisogno della collaborazione di più soci: fatevi avanti


luglio-agosto 2013