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sabato 1 febbraio 2014
volontari del Gruppo Missionario di Cavino
La 61° Giornata mondiale dei malati di lebbra
Anche a Cavino abbiamo celebrato 26 gennaio 2014 la 61° ricorrenza della Giornata istituita per promuovere i diritti dei malati di lebbra
"Perché il malato di lebbra cessi di essere lebbroso, bisogna guarire quelli che stanno bene. Bisogna guarire quelle persone terribilmente fortunate che siamo noi da un'altra lebbra, singolarmente più contagiosa e più sordida e più miserabile: la paura. La paura e l'indifferenza che troppo spesso essa porta con sé." (R. Follereau)
"Perché il malato di lebbra cessi di essere lebbroso, bisogna guarire quelli che stanno bene. Bisogna guarire quelle persone terribilmente fortunate che siamo noi da un'altra lebbra, singolarmente più contagiosa e più sordida e più miserabile: la paura. La paura e l'indifferenza che troppo spesso essa porta con sé." (R. Follereau)
La Giornata mondiale dei malati di lebbra continua a rappresentare per l'AIFO l,associazione a cui i volontari del Gruppo Missionario di Cavino sono collegati, un impegno fondamentale per dar voce agli Ultimi.
Ogni anno i volontari AIFO organizzano in tale giornata la distribuzione del Miele della Solidarietà, allestendo banchetti in centinaia di piazze italiane e coinvolgendo altre associazioni, istituzioni, cittadini
Lasciamo su questo blog alcune foto:
sabato 25 gennaio 2014
Anche a Cavino c’è il gruppo CARITAS
c’è il gruppo CARITAS
E’ nato da pochi mesi!
Finalmente anche a Cavino c’è il gruppo CARITAS…. siamo in pochi ma attivo e presente per quanto riguarda le iniziative.
Ci siamo posti per il momento dei piccoli obiettivi aderendo alle iniziative vicariali proposte dalla nostra diocesi.
1- RACCOLTA COPERTE per i senza fissa dimora.
A Cavino sono state raccolte ben 25 coperte che sono state portate al referente di Santa Giustina in Colle presso il centro parrocchiale (punto raccolta per il vicariato). In un secondo momento un volontario Caritas ha consegnato tutte le coperte raccolte alla parrocchia Buon Pastore dei Padri Rogazionisti sita in via T. Minio all’Arcella da qui poi destinate ai senza tetto della nostra diocesi.
Che dire poi della raccolta alimenti di prima necessità?
E’ stata una vera sorpresa da quanto materiale è stato raccolto (visto il difficile periodo economico). Abbiamo riempito un’auto e consegnato personalmente gli alimenti alle cucine popolari di Padova.
Parte di questi alimenti rimangono in parrocchia per le persone in difficoltà del nostro paese.
Vi rimandiamo al sito del Risveglio per le foto della raccolta alimentare.
Attraverso il Risveglio vi terremo informati riguardo le nostre iniziative.
Cosa importantissima:
GRAZIE PER LA VOSTRA SENSIBILITA’ E GENEROSITA’.
GRUPPO CARITAS CAVINO
PS: Lettera di ringraziamento di Suor Lia per quanto offerto alle Cucine Economiche Popolari di Padova
Con la presente siamo a ringraziarvi per l'attenzione e la solidarietà verso i poveri che avete avuto facendo dono a questo ente di tanti prodotti alimentari.
Grazie di cuore a nome di tante persone che frequentano questo posto.
Grazie di cuore a nome di tante persone che frequentano questo posto.
Sr. Lia - responsabile servizio C.E.P.
lunedì 20 gennaio 2014
Anche la RAI a Cavino
Anche la RAI a Cavino per riprendere l'abitazione della
famiglia Miozzo trucidata dalle SS in Francia il 10 giugno
1944
Nel giugno 1944 le SS trucidarono i cittadini di Oradour-Sur-Glane: tra loro c'erano anche Lucia Zoccarato,moglie di Antonio Miozzo e i loro 7 figli.
La stampa locale, nazionale e anche internazionale ha ripreso a parlare del fatto accaduto 70 anni fa in Francia. Tra le vittime della rappresaglia nazista la famiglia Miozzo Antonio figlio di Beniamino di Cavino, emigrata qualche anno prima in Francia: la moglie Lucia con i 7 figli fucilati in chiesa o arsi vivi. La Procura militare di Roma, a seguito di un’inchiesta giornalistica del documentarista veronese Quattrina ha aperto un’inchiesta. Infatti il procuratore Marco De Paolis sta studiando le carte sull'eccidio nel quale furono trucidati 642 civili tra cui le persone citate. Qualche giorno fa, un uomo di ottantotto anni di Colonia, indicato come Werner C, è stato giudicato colpevole dalla corte tedesca di Dortmund, per aver partecipato ad uno dei peggiori massacri commessi dalle SS di Hitler nella Francia centrale, nel 1944. Questo villaggio da allora è stato preservato a memoria delle 642 vittime dei nazisti.
Siamo in attesa di vedere il documentario-film che a maggio dovrebbe essere pronto.
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Nel giugno 1944 le SS trucidarono i cittadini di Oradour-Sur-Glane: tra loro c'erano anche Lucia Zoccarato,moglie di Antonio Miozzo e i loro 7 figli.
La stampa locale, nazionale e anche internazionale ha ripreso a parlare del fatto accaduto 70 anni fa in Francia. Tra le vittime della rappresaglia nazista la famiglia Miozzo Antonio figlio di Beniamino di Cavino, emigrata qualche anno prima in Francia: la moglie Lucia con i 7 figli fucilati in chiesa o arsi vivi. La Procura militare di Roma, a seguito di un’inchiesta giornalistica del documentarista veronese Quattrina ha aperto un’inchiesta. Infatti il procuratore Marco De Paolis sta studiando le carte sull'eccidio nel quale furono trucidati 642 civili tra cui le persone citate. Qualche giorno fa, un uomo di ottantotto anni di Colonia, indicato come Werner C, è stato giudicato colpevole dalla corte tedesca di Dortmund, per aver partecipato ad uno dei peggiori massacri commessi dalle SS di Hitler nella Francia centrale, nel 1944. Questo villaggio da allora è stato preservato a memoria delle 642 vittime dei nazisti.
Siamo in attesa di vedere il documentario-film che a maggio dovrebbe essere pronto.
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venerdì 17 gennaio 2014
Eccidio nazista e Cavino
La justice italienne ouvre une enquête sur le massacre d'Oradour
Parmi les victimes de ce massacre du 10 juin 1944, figuraient
Lucia Zoccarato et ses sept enfants (450 femmes et enfants ont au total
été méthodiquement tuées dans ce village) : Bruno, Antonio, Armando,
Luigi, Anna Teresa, Marcello et Giovanni.
Stragi naziste: inchiesta sull’eccidio di italiani in Francia
Gli italiani morti nella «Marzabotto» francese
Clea, Lucia e i 7 ragazzi trucidati dai nazisti
Eccidio nazista, inchiesta in Francia. Tra 642
vittime coppia e 7 bambini italiani
Nel giugno 1944 le SS
trucidarono i cittadini di Oradour-Sur-Glane: tra loro c'erano anche Lucia
Zoccarato, moglie di Giuseppe Antonio Miozzo originario di Cavino e i loro 7 figli. Sotto accusa un 88enne presunto
responsabile della strage
domenica 5 gennaio 2014
Dopo Cecio (Segio Libralon) anche Fabrizio Panozzo se ne è andato
Dopo Cecio (Segio Libralon) anche Fabrizio Panozzo se ne è andato
Giovedì 3 gennaio è morto Fabrizio Panozzo, 48 anni, residente a Padova e originario di Thiene, cooperatore sociale, presidente della cooperativa sociale «Il Portico» di Padova (una delle cinque realtà di Gruppo Polis) e presidente di «Federsolidarietà Padova».
Dopo gli studi svolge il periodo di servizio civile come obiettore di coscienza presso le Cucine Popolari di Padova. Qui incontra don Giuseppe Maniero, storico direttore della Caritas, che lo coinvolge nelle attività dell’associazione Fraternità e Servizio, fondatrice qualche anno prima della cooperativa sociale Polis Nova.
Vent’anni che lo hanno visto protagonista su diversi fronti: lo sviluppo della cooperativa, fino all’avvio di 8 strutture che oggi accolgono più di 60 persone; l’impegno in Confcooperative Federsolidarietà, nella quale ha ricoperto incarichi anche a livello nazionale e di cui era tuttora presidente provinciale e vicepresidente regionale; un ruolo di primo piano presso la Commissione Regionale Salute Mentale; il lavoro in parrocchia a Montà e la collaborazione con la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Padova.Lo scorso anno il Premio Giovanni da Cavino era stato assegnato alla comunità POLIS da lui fondata e diretta
Credeva nei giovani, nella cooperazione e specialmente in quella sociale. Dopo aver assunto ruoli a livello nazionale in Federsolidarietà - Confcooperative ed essersi impegnato nella promozione del Servizio Civile Nazionale, aveva negli ultimi anni assunto la carica di presidente provinciale dell'Associazione, oltre che di vice presidente regionale.
La Comunitàricorda il giorno dopo l'ultimo saluto a Sergio "Cecio" Libralon. che lavorava presso di loro, anche Fabrizio se ne è andato.
Fabrizio era una persona appassionata, tenace, creativa, era da sempre in prima linea nel cercare nuove soluzioni e nuovi modelli di intervento per migliorare la qualità della vita delle persone in difficoltà.
Un imprenditore sociale, un cooperatore Due perdite importanti per Il Portico, il Gruppo Polis e per tutti.
Fonti dal Mattino di Padova e da sito di POLIS
Giovedì 3 gennaio è morto Fabrizio Panozzo, 48 anni, residente a Padova e originario di Thiene, cooperatore sociale, presidente della cooperativa sociale «Il Portico» di Padova (una delle cinque realtà di Gruppo Polis) e presidente di «Federsolidarietà Padova».
Dopo gli studi svolge il periodo di servizio civile come obiettore di coscienza presso le Cucine Popolari di Padova. Qui incontra don Giuseppe Maniero, storico direttore della Caritas, che lo coinvolge nelle attività dell’associazione Fraternità e Servizio, fondatrice qualche anno prima della cooperativa sociale Polis Nova.Vent’anni che lo hanno visto protagonista su diversi fronti: lo sviluppo della cooperativa, fino all’avvio di 8 strutture che oggi accolgono più di 60 persone; l’impegno in Confcooperative Federsolidarietà, nella quale ha ricoperto incarichi anche a livello nazionale e di cui era tuttora presidente provinciale e vicepresidente regionale; un ruolo di primo piano presso la Commissione Regionale Salute Mentale; il lavoro in parrocchia a Montà e la collaborazione con la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Padova.Lo scorso anno il Premio Giovanni da Cavino era stato assegnato alla comunità POLIS da lui fondata e diretta
Credeva nei giovani, nella cooperazione e specialmente in quella sociale. Dopo aver assunto ruoli a livello nazionale in Federsolidarietà - Confcooperative ed essersi impegnato nella promozione del Servizio Civile Nazionale, aveva negli ultimi anni assunto la carica di presidente provinciale dell'Associazione, oltre che di vice presidente regionale.
La Comunitàricorda il giorno dopo l'ultimo saluto a Sergio "Cecio" Libralon. che lavorava presso di loro, anche Fabrizio se ne è andato.
Fabrizio era una persona appassionata, tenace, creativa, era da sempre in prima linea nel cercare nuove soluzioni e nuovi modelli di intervento per migliorare la qualità della vita delle persone in difficoltà.
Un imprenditore sociale, un cooperatore Due perdite importanti per Il Portico, il Gruppo Polis e per tutti.
Nevio B
Fonti dal Mattino di Padova e da sito di POLIS
venerdì 3 gennaio 2014
A Sergio Libralon
Il mio saluto a Sergio
Caro Sergio, a circa una settimana della tua dipartita ho deciso di scriverti una lettera.
Il giorno dei tuoi funerali la chiesa era piena di persone che hanno manifestato il loro affetto nei tuoi confronti e tra le centinaia c’ero anch’io. Ho visto negli occhi dei tuoi amici, di coloro che ti hanno apprezzato, il dolore per la tua improvvisa dipartita, ho sentito durante la celebrazione parole di stima, di ringraziamento, di apprezzamento per quanto hai fatto nei giorni che il Signore ti ha dato.
Rammento le parole di don Albino Bizzotto, fondatore del “Movimento Beati i costruttori di Pace” quando ha detto che fin da giovanissimo hai scelto l’obiezione di coscienza come strumento di non violenza per la pace e nel tuo rapporto con la terra.
Hai saputo coniugare il tuo impegno in molti settori: dal rispetto dell’ambiente, alla cultura di una politica per il bene comune, alla solidarietà coi più sfortunati (ricordo la tua insistente promozione per gli aiuti umanitari ai profughi della ex Jugoslavia, la presenza nelle comunità alloggio.... ), all’educazione ai piccoli verso l’amore per il creato, alla crescita comunitaria anche del nostro piccolo paese promuovendo incontri formativi o eventi significativi (ricordo che sei stato tra i promotori del Premio Giovanni da Cavino) o sostenendo iniziative già partite offrendo il tuo contributo (con il gruppo Amici per la bici e altri).
Personalmente ti ringrazio anche per la tua collaborazione nei primi anni de Il Risveglio offrendoci articoli qualificanti su temi ambientali e sul bene comune.
Dall’omelia di don Albino vorrei con te risentire quanto ha detto: “Cecio ha mostrato una umanità grande messa a disposizione per tutti per farci sentire fratelli.... Cecio non andava in chiesa, però anche se non ha avuto una pratica religiosa, il dono che ha avuto nella vita lo ha messo a disposizione per il bene comune, mai per interesse personale e meno che meno per interessi economici.” E ancora “ E’ possibile vivere solo volendo bene? E’ la domanda fondamentale guardando Cecio..... Io pregherò per due motivi; quello di essersi sempre interessato e impegnato per la vita delle persone e per la terra che è madre.... Il Signore non ha un Cielo per conto suo; il Cielo di Dio, la sua realtà è cuore di ciascuno di noi, Dio si gioca nella nostra libertà....”
Caro Sergio, anche se il nostro rapporto non è stato di profonda amicizia ti ho sempre apprezzato per la tua modestia, per tue le convinzioni profonde nei valori condivisi, per la tua singolarità di vita spesso anticonformista, per la tua sensibilità ambientale e per l’ attenzione al bene del nostro territorio.
Penso di condividere il pensiero di molti lettori de Il Risveglio.
Arrivederci nel Cielo...
Nevio e famiglia.
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venerdì 27 dicembre 2013
martedì 24 dicembre 2013
giovedì 28 novembre 2013
mercoledì 30 ottobre 2013
Oradur e la famiglia Miozzo
La strage
di Oradur e la famiglia Miozzo
Un interesse storico coinvolge una donna di Cavino uccisa con i sui setti figli nel 1994 in Francia nella strage di Oradur-sur-Glane.
Chi ha seguito la stampa locale ha letto due articoli di Nicola Stievano sulla vicenda capitata ad una famiglia di Cavino emigrata in Francia nel 1927 e dell’interesse storico del regista veronese Mauro Vittorio Quattrina che sta raccogliendo informazioni, testimonianze per un film-documentario “ Il fuoco sopra gli angeli” che probabilmente sarà pronto per aprile 2014 , prima del 60° anniversario della strage nazista del 10 giugno 1944 .
Si tratta dei coniugi Antonio Miozzo, nato nel 1903, figlio di Beniamino e Anna Marcon, e di Lucia Zoccarato di Campodarsego figlia di Angelo e Orsolina Luisetto, residenti in via Bregatei che erano recati in una regione centrale della Francia con i loro primi tre figli e lì ne hanno avuti altri sei.
Ebbene, come scrive il giornalista citato nell’articolo del 2 agosto scorso, “ È il 10 giugno 1944, alcuni giorni dopo lo sbarco in Normandia, quando il 4º Reggimento Panzer Grenadier Der Führer della divisione Das Reich, come rappresaglia per l’uccisione di un loro ufficiale, fece un rastrellamento entro i confini geografici del villaggio e ordinò a tutti gli abitanti di radunarsi in un parco, apparentemente per controllare i documenti. Nel frattempo gli uomini vennero portati in sei granai e uccisi a colpi di mitragliatrice. Le SS spararono alle gambe, secondo le testimonianze dei sopravvissuti, in modo da prolungare l’agonia, poi bruciarono i granai.
Morirono 197 persone, solo cinque si salvarono.
Quindi i nazisti entrarono nella chiesa dove avevano radunato 240 donne e 205 bambini: prima fecero esplodere un ordigno, poi spararono all’impazzata con le mitragliatrici.
Solo una donna sopravvisse, in tutto morirono 642 persone. Nella notte il resto del paesino venne incendiato e raso al suolo».
Oradour non è più stato ricostruito: da allora quelle macerie e le lamiere contorte e arrugginite sono uno dei tanti tristi moniti alla crudeltà umana.
Centinaia di lapidi ricordano le vittime innocenti nel “villaggio-martire”.
Una è dedicata alla famiglia padovana. La foto della madre Lucia Zoccarato (indicata con il cognome del marito, Miozzo) è circondata da quelle dei sette figli morti quel giorno: Bruno, Antonio, Armando, Luigi, Anna Teresa, Marcello e Giovanni.
Appena tre i superstiti, perché probabilmente lontani dal villaggio: il marito Giuseppe Antonio Miozzo, che in seguito tornò a San Giorgio delle Pertiche, con le figlie Ofelia (morta nel 1973) e Angela.
Antonio Miozzo si salvò perché, dopo l'8 settembre 1943 non aderendo alla Repubblica sociale di Mussolini, venne deportato in Germania dai tedeschi.
Venne a conoscenza della morte terribile di moglie e figli solo nel 1945 quando tornò dalla prigionia.
Ritornato a Cavino, nella abitazione paterna in via Bregatei (attuale civico 8, ora della sua casa rimane solo un rudere) sposò Mercede Rosso, una paesana ben nota per la sua dedizione in parrocchia e per la sua bottega di mercerie. Morì nel 1954, otto anni prima del padre Beniamino, senza avere figli dalla seconda moglie.
Del tragico fatto diversi nostri paesani erano a conoscenza, ma mancavano particolari, ora più chiari grazie alla ricerca del regista e di appassionati di storia locale come il prof. Bruno Caon.
La data dell’anniversario , 10 giugno 2014 potrebbe essere un’occasione per poter, noi di San Giorgio delle Pertiche (Cavino), presenziare alla cerimonia in Francia
Da informazioni raccolte in rete Nevio B.
Ho aperto una pagina su www.cavinoinforma.it dove ho raccolto documenti del web sulla strage di Oradur e della famiglia Miozzo.
martedì 29 ottobre 2013
mercoledì 25 settembre 2013
domenica 18 agosto 2013
Nuova farmacia a Cavino
Lettere in redazione
Nuova farmacia a Cavino
... Perché Il Risveglio non ha speso nessuna riga sull’inaugurazione della nuova farmacia? E’ certamente un fatto importante.... Anche gli avvenimenti non legati alla parrocchia sono da valorizzare per la nostra comunità locale.
Distinti saluti
E-mail firmata con sigla.
Quando questa l’ha concessa, l’amministrazione comunale ha deliberato la prelazione. Entrata in possesso della licenza, il sindaco Catia Zorzi ha provveduto a far pubblicare il bando per l’individuazione del Concessionario del servizio Farmaceutico della nuova farmacia rurale comunale nella frazione di Cavino .
L’assegnazione è stata fatta all’inizio di quest’anno alla ditta “Farmacia Comunale Sas Di Lissandron Susanna” unica partecipante .
«L’offerta, unica», ha detto il sindaco «è stata superiore alla richiesta .
Così abbiamo subito iniziato i controlli per verificare la rispondenza dei requisiti al bando e quelli relativi ai locali».Se per la l’impresa che gestisce la “ nostra” farmacia è un investimento su un paese in crescita, spetta a noi usufruire del servizio anche se purtroppo la locazione del negozio non è in centro paese.
N.B.
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